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giovedì 16 agosto 2018

Ingredienti


I baci al sapor di menta o birra fresca.
Il rispetto.
L'adulto bambino quando meno te lo aspetti e l'adulto adulto quando te lo aspetti.
Il "ci penso io", ogni tanto.
Il "ti porto in un posto splendido...".
Il " devo assolutamente farti vedere questa cosa...".
"Stavo aspettando te per prendere il caffè.".
Un abbraccio silenzioso al mattino che vuol dire "so che non ti va di parlare, ti conosco, svegliati piano, ti rispetto, ti voglio bene."
Un complimento ricevuto davanti a tutti.
Chi è fiero di te.
Chi ti stima.
Chi ti ammira.
Chi fa domande e ascolta le risposte.
Chi è curioso e si stupisce.
Chi vuole sapere e non sminuisce.
Chi non inventa scuse.
Un abbraccio se anche hai torto.
Chi vuole sdrammatizzare.
Chi riconosce il tuo valore e lo esalta.
Chi ringrazia sinceramente.
Chi non disfa tutto.
Chi costruisce e non ha paura.
Chi affronta il buio benché tremi.
Chi trema con te.
La coerenza, la costanza, la tenacia.
La complicità.
Il potersi fidare ed affidare.
Chi approfondisce. Chi non scappa.
L’essenza e chi lavora sulla propria.
Chi crede che insieme si è più forti.
Chi scaccia l’egoismo con fermezza.
Chi non ti logora, né ti fa sentire di troppo. Mai.
L’educazione, il tatto, il garbo.
Le cose da non dire.
Le cose che vanno dette perché fanno bene al cuore.
Chi dà senza risparmiarsi, perché la vita è ‘n soffio.


venerdì 29 giugno 2018

Sale

E' esattamente come stare per annegare ma avere meno paura dell'acqua nella gola e nel naso perchè si è in due e ci si tiene per mano. Poi un'onda alta dieci metri circa. Verrebbe da scappare ma resti perché quello è il patto. Più forti del muro d'acqua solo se uniti. E invece il muro d'acqua stai per sfondarlo solo tu e non sai come ne uscirai e mancherà l'ossigeno e le narici saranno tappate e l'aria non potrà entrare da nessuna parte. Ti giri, chiedi aiuto con gli occhi sbarrati, la mano è sparita, il patto è sciolto, sei rimasto lì da solo, qualche bolla attorno, sempre meno bolle attorno. In lontananza riappare un aiuto, gridi e l'urlo rimbomba ma ormai il patto è sciolto e tu non lo sapevi e la tua sofferenza è divenuta muta. Lontano anni luce dalla costa sei stato lasciato lì senza sapere se galleggerai o a peso morto scenderai giù a mille metri, nel buio. A chi sente il tuo SOS non interessa più. E io ora non so cosa farai amico mio, giuro. Non so cosa farai perché io sono qui che scrivo e tu sei lì che anneghi e non ci sono barche o aerei o soccorsi. Tu non hai più voce e l'acqua ti arriva al collo. Muovi le gambe senza neppure più coordinarle e quelle ultime spinte ti tengono ancora la testa fuori dall'acqua ma lo sai che sei stanco, io lo so, ti vedo e ti sento ma io sono dall'altra parte dello schermo amico mio e non so come tenderti la mano. Dimmi in quale mare ti trovi e proverò a salvarti, dimmi quale buio sta per ingoiarti e proverò a fare luce, dimmi di quali squali hai paura e proverò ad ucciderli. Io sto scrivendo di te, tu stai prendendo vita e la stai anche perdendo. Non posso fare nulla amico mio, perdonami se puoi. Non avresti dovuto affrontare quel muro da solo, sei stato tradito, lo so, non avresti dovuto perdere quella mano che stringevi forte. Non è stata colpa tua. Tu l'hai tenuta fino alla fine, ti ho visto. Ne sono testimone. Amico mio non vedo quasi più i tuoi occhi, i tuoi muscolo sono sfiniti, stanno cedendo non riesci più a muoverli con lo stesso vigore, stai andando a fondo. Sta iniziando a piovere e io non capisco più se sul viso hai acqua o lacrime. Lecca quelle lacrime, succhia il sale e prendi energia: prova a risalire, amico. Hai ancora il sale. Il tuo sale, quello delle tue lacrime. Piangi, piangi più che puoi. Fa che le lacrime arrivino alle labbra e succhiale. Attingi da te stesso, puoi farcela amico mio. Attingi da te stesso. Resto qui dall'altra parte dello schermo, scrivo di te e fino a quando scriverò tu non potrai morire. Si, sfoga tutta la solitudine di quest'abbandono e bevi queste dannate lacrime, bevile tutte. Il loro sale ti darà forza, lo vedo, guarda, il livello dell'acqua è poco sotto i tuoi occhi, sei salito di qualche centimetro forse, le gambe hanno ritrovato una spinta, il sale ha fatto effetto, le lacrime sono servite. Muovi quelle gambe, dai ti prego, muovile. Rimani su, inizia a muovere le braccia. Ormai il livello dell'acqua è al petto, lo vedi? Respiri, stai respirando col naso e con la bocca. Non sei destinato agli abissi ma io non potrò stare qui per molto, ti prego, aiutami anche tu, prova a nuotare non so verso dove ma prendi la prima direzione che decide il tuo cuore, fallo. Inizia. Succhia quelle benedette lacrime, nutriti di te. Datti forza. Sale. Toglilo con un dito dagli occhi e metti il dito in bocca. Fa che produca saliva salata e continua ad ingoiare. Le lacrime ti stanno salvando, lo vedo. Lo vedi? C'è una luce amico mio. Non dire di no. Io la vedo, c'è una luce amico mio, posso salutarti ed essere sicuro che ce la farai. Ora posso lasciarti. No, non urlare, non avere più paura. C'è una luce, ti dico, ma hai la vista annebbiata dal terrore e dal vuoto che senti. C'è una luce non sei lontano dalla costa, fidati di me, ti sto tenendo in vita, puoi fidarti. Continua dritto, non è una bugia, continua dritto, bracciata dopo bracciata, respira, muovi le gambe, lecca il tuo sale, passalo con la lingua sulle gengive, sui denti. Bevi la tua saliva. Ce la stai facendo, sei stremato, sei la più bella creatura che io abbia mai descritto. Non è più l'acqua a togliere il respiro a te ma la tua forza a toglierlo a me. Ti hanno visto, amico mio. Ti hanno visto. Stanno arrivando. Arrivano, Cristo Santo, arrivano. Sei salva, anima in fiamme. Tu sei salvo. Posso lasciarti, ora. Hai dato tutto. Basta lacrime. Hai dato troppo. Riposati, sei sopravvissuto alla tempesta, gli abissi non ti hanno avuto. Ora lascia che ti dica una cosa: ti ho creato perché ero io a non respirare più e tu mi hai ridato l'ossigeno, tu mi hai dimostrato che il sale delle tue lacrime, tua e solo tua risorsa, ti ha salvato. Tu ti sei salvato. Io e te non esistiamo, io e te siamo scrittore e personaggio. Tu hai mosso le mie dita, io ho mosso le tue gambe. Insieme, finalmente, a riva.


giovedì 21 giugno 2018

CONO, CHE GUSTO?

CONO, CHE GUSTO?
-La verità è che nn gli piacevi abbastanza.
-Ma aveva la corazza, lo diceva quasi ogni giorno.
-La verità è che non gli piacevi abbastanza.
-Cosa ne sai tu. Aveva mille paletti e freni dovuti a...
-La verità è che non gli piacevi abbastanza.
-Ma non è vero. Ha sofferto molto, deve solo ritrovare la propria identità...lo comprendo.
-La verità è che non gli piaci abbastanza.
-Evidenti moltitudini di nodi ancora non sciolti....
-Bla bla. La verità è che non gli piacevi abbastanza.
-Eppure era felice quando stavamo insieme. Dimenticava il dolore tra risa, abbracci, parole e ventate di quella leggerezza che aveva chiesto. Eppure...
-La verità è che non gli piacevi abbastanza.
-Mi voleva un gran bene, seppure fosse totalmente incapace di leggermi dentro...ma non lo faceva apposta, era privo del più elementare degli strumenti. Un limite come tanti limiti che ognuno di noi può avere, no? Io ne sono piena, figurati.
- E ci voglio gli strumenti? Ma falla finita. La verità è che non gli piacevi abbastanza.
-Ci si è tanto legati, sai. Molte cose vissute insieme e tanto tempo a fargli da spalla. Una manciata di mesi tuttavia così densi e profondi benché faticosi ma la felicità di vedere che poi stava bene cancellava l'affanno.
-La verità è che non gli piacevi abbastanza.
-Ma falla finita. Si, che gli piacevo. Mi guardava con incanto e la pelle era calamita, gli abbracci fòlli e le mani e i respiri come saltimbanchi ubriachi. Mica eri lì con noi quando...
-La verità è che non gli piacevi abbastanza.
-Ma sei di coccio?! Ripeti la stessa cosa, sempre, da mesi. Ti si è incastrato il disco. Cambia musica.
-La verità è che non gli piaci abbastanza.
-Ti farei sentire le cose che diceva...ti ricrederesti subito! Ed i gesti. Ne ha fatti, per me. Si, ne ha fatti.
-La verità è che non gli piacevi e non gli piaci abbastanza. Eri felice?
-Che paroloni...comunque si, in alcuni momenti lo ero. In altri restavo in attesa.
-Appunto. La verità è che non gli piacevi abbastanza.
-Ma cosa c'entra?
-Aveva paura di perderti?
-No.
-Brava, vedi che non sei totalmente stupida?
-No, che non lo sono. Ma guarda un pò.
-Credi davvero che perdere per sempre una persona a cui si tiene tanto possa essere una mossa giusta, saggia, che aiuti realmente a stare meglio?
-No.
-Brava, sei ancora lontana ma poco a poco ti stai avvicinando ad una grande verità.
-Quale?
-Te la dico alla fine...ancora non sei pronta per ascoltarla forte e chiara. Vuoi davvero farmi credere che quel famoso ritorno fosse stato rigorosamente ponderato?
-No.
-Eccellente! Fai progressi alla velocità della luce.
-Smettila di prendermi per il culo.
-Sei tu la prima a prenderti per il culo, bellina mia. Hai sempre avuto occhi spalancati e antenne ben drizzate verso tutti i punti sensibili. Tu hai sempre saputo tutto e con coscienza ed estrema maestria hai fatto finta di non vedere, di non sentire, di non capire.
-E' una colpa?
-Si. Gigante.
-Certo, tu non cadi mai vero?
-Non quando il gradino sconnesso è proprio lì davanti ai miei occhi.
-Non insisti mai, non è così? Non provi mai, comunque, a salirci su?
-Non quando sono "piacevole" ma non essenziale.
- Credo di essere stata più che piacevole, credo. Oddio, non lo so più. Comunque tu sempre lucida e presente? Mai che ti sia successo di voler proteggere qualcosa e qualcuno se anche ciò volesse dire metterti da parte?
-Si. E' successo.
-E...?
-La verità è che non gli piacevi abbastanza.
-Rispondi.
-La verità è che non gli piacevi abbastanza.
-Lo dici perché lo hai provato, non è così? Ebbene sappi che gli ho sempre creduto.
-Brava.
-E forse ho sbagliato io. Forse l'ondata di cure ed attenzioni è stata uno tsunami, probabilmente i miei rarissimi sfoghi hanno destabilizzato la barca, forse si sentiva in difetto nei miei confronti...
-Dai, dai, ancora. Poi?....quante altre cazzate pensi che io possa voler ascoltare?
-Non sono cazzate. Forse è così.
-La verità è che non gli piacevi abbastanza.
-Potrebbe esser stata mia responsabilità.
-Si, si, certo struzzo mio. Si.
-Struzzo?
-Si, sei uno struzzo.
-Senti: sono stanca. Sento un freddo che non sai, vedo nero, sento l'eco, la materia mi sembra gassosa e cammino come fossi strafatta. Cos'ho?
-Hai la pura di non essere stata abbastanza, hai il terrore di dover per forza e non per scelta ricominciare a far finta che la solitudine ti calzi a pennello , hai la rabbia di voler dare ma non sai più a chi né come, hai che pensi sempre di essere sbagliata tu, hai che ci speri sempre troppo, hai che non hai cuore per non tendere la mano, hai che i 10 anni d'inferno trascorsi li conosci solo tu e dovresti ricordarti cosa hai passato ed affidare i frutti a chi te li chiede prima che tu glieli tenda. Hai che cadi ma poi ti rialzi e continui a dare fiducia, sbagliando.
-Ho le vertigini.
-Siediti, bevi uno dei tuoi penosi succhi alla pera. Io ti prendo un gelato e poi ti dai una truccata.
-Non mi va di truccarmi. Bella per chi...
-Vuoi il gusto "vittima"?
-Dai, falla finita.
-Cono?
-Si.
-Vado, dai.
-Ah, aspetta....non mi hai più detto qual è la grande verità a cui mi stavo avvicinando.
-La verità è che non gli piaci abbastanza.

martedì 12 giugno 2018

Che succede quando.....

Quando ci si lamenta della confusione ma si continua a preferirla alla logica.
Quando non si vuole far del male ma lo si fa. Noncuranti.
Quando la tua sensibilità pesa e ti senti diversa incompresa inadeguata.
Quando ti si dice che sei importante ma ti si fa del male ugualmente.
Quando chiede scusa ma continua.
Quando frena la tua troppa dolcezza.
Quando frena la sua dolcezza.
Quando pensa che tu possa sopportare ogni cosa perché ha visto che lo sai fare ma non pensa che forse non è la tua massima ambizione, sopportare.
Quando non pensa che anche tu meriti leggerezza.
Quando non si ricorda che meriti amore.
Quando dimentica che meriti rispetto e protezione.
Quando vorresti il tuo spazio ma non ci passa manco un ago, in quell'ego.
Quando dai ma ricevi col contagocce.
Quando dici che vai e poi resti e non sai il perché.
Quando dice che va e poi torna e tu ci sei ancora e non sai il perché e manco lui.
Quando hai paura del vuoto anche se già lo conosci perché ce l'hai dentro.
Quando stai morendo di sete e puoi godere di una sola goccia.
Quando stai morendo di fame e puoi ingoiare una mollica.
Quando stai morendo di sonno ma il cuscino è pieno di aghi.
Quando su di te si riversano dubbi che fanno a pugni con le certezze che dai.
Quando un cazzotto al giorno ti butta giù e ti rialzi. Coi dolori. ma ti rialzi.
Quando un "non meriti di star male" ti scatena una serie di conati.
Quando non dovresti chiedere eppure sei costretta.
Quando se chiedi sei opprimente.
Quando non c'è nulla di male nel chiedere ma ti fanno sentire debole se lo fai.
Quando stai affogando e ti dice "vorrei passarti il salvagente che ho qui ma..." e il tempo di questa frase tu sei annegata.
Quando poteva passarlo, il salvagente, invece di dirlo. Ti avrebbe salvata.
Quando ci sei sempre e ci si abitua a non cercarti.
Quando cerchi tu e non trovi.
Quando pensi che qualcuno possa cambiare e mai lo farà.
Quando pensi.
Quando il male vince sul bene.
Quando vuoi ombra e il sole ti brucia le budella
Quando cerchi pace e la trovi solo nei calmanti in borsa.
Quando piangi e quelle lacrime vengono dimenticate prima ancora di cadere sul viso.
Quando piange e quelle lacrime te le porti dentro anche tu.
Quando sai cosa fare ma non lo fai.
Quando non sai cosa fare ma provi.
Quando non sai più cosa provare a fare.
Quando è tardi per.
Quando è sacrilegio.
Quando sento freddo in estate.
Quando aspetto il caldo nell'inverno nascosto.
Quando fuori zen, dentro guerra.
Quando nascondino è un gioco imposto.
Quando grazie viene detto tanto per.
Quando non viene neppure detto.
continua...

domenica 11 marzo 2018

Dummies

Mi fa sorridere l' aver paura della morte come fosse cosa davvero sconosciuta.
Provate ad obbedire ad una delle leggi dell' amore che impone di lasciar libero di andar via chi si ama e ditemi se questo non è morire da vivi. 
Provate a fidarvi ad occhi chiusi di un autista di formula uno e a godervi la corsa abbandonati comodamente sul sedile, lievi, liberi, pieni di vita, invincibili, senza cintura, mentre lui ripete di fidarsi e concentratevi su cosa provate quando riaprite gli occhi e colui che avete affianco non è un pilota e quella è una qualsiasi utilitaria e a due metri dal muro lui salterà fuori dal finestrino chiedendovi scusa ma lasciando che siate voi a schiantarvi, dinoccolati come i manichini da crash test e ditemi se anche questo non è morire.
Provate ad essere sempre voi stessi e a non essere capiti da chi amate e ditemi se questo non è morire.
Provate a vivere nel deserto senza scorte di acqua, sperando ogni mattina di poter succhiare una sola goccia di rugiada dalla pianta grassa. Assetati per anni, finalmente intravedete umidità e a bocca spalancata preparate la gola ad accogliere quel cenno di vita per accorgervi che è solo miraggio e che la bocca spalancata fa male più di prima e che la gola graffia come mai ha graffiato e poi ditemi se anche questo non è morire. Rimanendo vivi.



Fidati di me: https://www.youtube.com/watch?v=d7iYZPp2zYY


-La gente farà qualsiasi cosa, non importa quanto assurda, per evitare di incontrare la propria anima.-
-Carl Gustav Jung-

lunedì 5 marzo 2018

Ossigeno


Qui buio e caldo.
A peso morto ci si abbandona.
Grazie a chi ha inventato le abat-jour che regalano quel poco di luce essenziale alla pace dei sensi. 
Di là profumo di cibo e una canzone che non conosci ma che ti sembra di aver sempre ascoltato e che ti solletica il cuore per farlo ridere ancora di più.
Recuperiamo gli anni perduti. Incredibile quanto il dolore sia intenso eppure basta poco e lo dimentichi completamente, tanto che non hai paura di incontrarlo di nuovo.
Non ci pensi.
Ti sembra un futuro talmente lontano che non potrà mai appartenerti.
Ti stai fidando, la vita scorre, spegni la testa.
Sei più vera, quando spegni la testa.
Vivi di più ed ogni centimetro di pelle vibra di una energia spaventosa.
Odore sicuro, scaccia la paura.
Ti sembra di non averne mai avuta.
Ti chiedi quanto sarà terribile la caduta, un giorno.
Rimangia subito questa domanda e chiudi gli occhi.
Sorridi, è un obbligo. Lo devi, te lo devi.
Sorridi a peso morto.
Slaccia i nervi, taglia i nodi senza perder tempo nel tentare di scioglierli.
Taglia tutto. Ricomincia.
Non sei mai caduta. Hai solo rallentato.
Riprendi il passo naturale e senti la fatica sana di chi gode di un sudore di vera esistenza.
Sei nel tuo cielo, nessuna nuvola, credimi, potrà minacciarti.
Sei potente.
Unisci le mani in preghiera, respira, ringrazia.
Accarezzati i capelli e i contorni del tuo corpo mai stato così perfetto.
Riscatto puro.
Sgànciati, lìberati, se ti concentri senti il sangue fluire.
Sei un essere perfetto: ora non hai bisogno di altro.
Il valore che ti ha pervasa è tutto ciò che meriti.
Per un solo attimo concediti di lasciare che tutto il resto non esista.
Conceditelo. È una benedizione. Rinasci in questo momento.
Ora che sei felice, tu, rinasci. Benvenuta di nuovo al mondo.
Ci sei mancata.

mercoledì 17 gennaio 2018

L'ipocondria ci salverà dal pessimismo.

C’è chi dice che è volato.
A me non è volato. E non è volato neppure a tutte le persone che conosco.
E vi dirò che secondo me non è volato manco a Lucilla, st’anno.
Ma è una verità banale, oramai, che non sia stato mai un buon anno, l’anno che finisce. 
Lo dicono tutti da quando sono nata.
Non ho mai sentito dire “ beh, dopotutto sai che ti dico? Quest’anno è stato proprio piacevole” ma non ho mai neanche sentito dire “quest’anno è stato decente, ma si!” o anche “Porca miseria che fatica però dai, ce l’abbiamo fatta”. Io ho sempre e solo udito e percepito tanta rabbia.
Ora, non che io non ne abbia, in cuor mio, di rabbia per molte cose. A me la rabbia mi si divora e forse esagero ma non andiamo a fondo. Il concetto essenziale è che chi non ne ha è uno sprovveduto senza coscienza, senza dignità, senza pensiero. La rabbia è umana e fondamentale.
Però posso confidarvi una cosa a cui penso ogni mattina: io sono profondamente ipocondriaca ed ora starete ridendo o pensando “n’arta matta”. E si, avete ragione. Sono talmente pazza che mi trovo comica e scoppio a ridere da sola, figuratevi. Quindi se ridete rido con voi.
Però, prese per il culo a parte, fermatevi un attimo a pensare ad un essere ipocondriaco: un incubo di vita, poraccio! Sempre la paura di stare male o di stare per morire e quella paura che poi diventa suggestione e va a finire che sta male davvero e nessuno lo prende sul serio. E giù quindi pure col carico della beffa.
Però c’è un risvolto inaspettato di cui gode l’ipocondriaco e quasi nessun altro: voi la salute la date per scontata, la vita la date per scontata, il battito del cuore, il sangue al cervello, la mobilità degli arti per voi è tutta roba ovvia e automatica. Quando aprite gli occhi la mattina tutto inizia come “è normale che sia”. Ma ‘sta normalità è solo fortuna e l’ipocondriaco lo sa e quando si sveglia e respira e muove il corpo ed è lucido allora lì è felice e ringrazia l’universo, la natura, il destino che ne so..o magari dopo un esagerato sbadiglio semplicemente esclama “che botta de culo! Pure oggi so’ vivo e sto bene e se voglio, sto mondo lo rivolto 10 volte.”
Mo non è che dovete diventare ipocondriaci, sia chiaro. Ma vorrei sapere quanti di voi si fermano a pensare che avere la fortuna di poter ricominciare la vita ogni giorno è un privilegio immane e che non abbiamo fatto nulla per meritarlo e che se il vostro corpo ed il vostro cervello vi sostengono alla fine dell’anno potete uscire dal solito coro trito e ritrito e finalmente dire “che annataccia, per carità. Però siamo vivi: ma cazzo, ma davvero non vi basta?”



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