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martedì 2 maggio 2017

Lui.

Torni a casa stanca e un pochino sconsolata per tanti motivi che se ti ci metti a pensare si attorcigliano e si accapigliano e poi tocca chiamà le guardie e dai sù, non alziamo polveroni inutili.
Non senti le gambe né le braccia.
Ma come mai tanta debolezza? E se stessi male male? Devi farti controllare.
La testa scoppia perché "sei una persona splendida e solare!" ma dentro c'hai i neuroni che la gente che ne sa della fatica che fai a tenelli bbòni.
Non hai fame ma devi mangiare e devi ancora lavare i piatti del giorno prima e cucinare per la sera stessa e per il giorno dopo.
Frigo vuoto.
C'è una lavatrice da svuotare, i panni da stendere, altri panni da lavare.
Un sistemata a casa.
Qualche preoccupazione ben nascosta che non la vede nessuno perché nessuno la vuole vedere ma che ti che sbrindella lo stomaco.
Però poi vedi un vaso in vetro a forma di cuore, poggiato lì, in soggiorno con dentro fiori splendidi che non sai da dove provengano.
Prendi il vaso, lo porti al sole in balcone e scatti una bella foto.
Capisci che può essere stato lui e solo lui ad averteli fatti trovare in casa a sorpresa. Nessun altro lo farebbe.
Magia. Di nuovo sento le gambe e le braccia e penso che per la testa basterà un moment. Nulla di grave.
Poi mi dico che la lavatrice è noiosa e che quindi rimando e vammorìammazzato al senso di colpa.
I panni non si offenderanno.
A cena ci si arrangia: non morirò. Al limite le crocchette di Lucilla non fanno male, no?
Comunque fame ancora non ne ho ma quella tenerezza mi toglie gran parte della paura che sento a tratti e per un attimo è tutto più vivibile.
Grazie.

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